Ol’ga Popova – a quanti ha insegnato a «vedere»…

È morta a Mosca una grande bizantinologa – forse la più grande. Una personalità integrale, centrata sulla fede e sulla percezione del bello come ragione del vivere. Era nata in prigione ed era una donna veramente libera.

Il 16 gennaio si è spenta a Mosca a 81 anni un’insigne studiosa di arte bizantina, Ol’ga Popova, allieva ed erede di Viktor Lazarev. Il suo ruolo nell’università e nella cultura in epoca sovietica è stato immenso: è stata un reale «maestro» per generazioni di studenti, che ha introdotto e accompagnato nella vita, oltre che nel mondo dell’arte.
Per Russia Cristiana e per la Scuola iconografica di Seriate, in particolare, è stata la «buona fata» che ha tenuto a battesimo numerose iniziative, dagli album-calendari agli stages in Russia presso l’atelier dell’archimandrita Zinon.

Ma è stata soprattutto un’amica, la sua casa per anni è stata «la nostra casa in Russia», con lei abbiamo condiviso nel tempo speranze, gioie e preoccupazioni, e soprattutto la fede e l’esperienza di un’unità già in qualche modo realizzata. «Cristo è tra noi»: alla sua tavola, dove amava radunare gli amici e dove non mancavano mai ospiti di tutte le età ed estrazioni, queste parole della liturgia acquistavano il sapore di un’evidenza.

Ol’ga Popova

Ascensione, chiesa di S. Giorgio, Staraja Ladoga (XII sec.).

La sua vocazione era cominciata il giorno in cui, diciottenne, aveva visto alcune fotografie degli affreschi della chiesa di San Giorgio a Staraja Ladoga (vicino a Novgorod), del XII secolo, che erano stati appena riportati alla luce. Erano gli affreschi della cupola, con l’Ascensione e i profeti… «Quei volti, quelle figure mi colpirono moltissimo, mi lasciarono letteralmente sconvolta, capii che qui c’era qualcosa che aveva a che fare con la mia felicità», avrebbe ricordato Ol’ga Popova a distanza di anni, aggiungendo: «A colpirmi non è stato l’aspetto estetico, che pure è straordinario in quest’arte, ma la forza dello Spirito, fin dall’inizio».

Ol’ga Popova

Studentessa, a Pskov nel 1957.

Questa forza dello Spirito, Ol’ga Popova l’ha comunicata ai suoi innumerevoli studenti, ad appassionati d’arte, iconografi, collezionisti ed ecclesiastici che le si rivolgevano per chiederle consiglio, e in generale a tutti quelli che incontrava, dal postino alla donna delle pulizie. Non si poteva passarle accanto senza restare contagiati dalla sua giovinezza interiore, curiosità culturale, energia morale e ardore spirituale.
Abbiamo raccontato la sua storia straordinaria di studiosa fuori dagli schemi accademici.

«Non sono mai stata una studentessa della professoressa Popova – racconta, ad esempio, Tat’jana Krasnova, oggi docente universitaria di lingua inglese, – ma le sue lezioni “bizantine” sono uno dei ricordi più intensi dei tempi dell’università. Erano i primi anni Ottanta e una volta, girovagando per la facoltà, capitai nell’aula in cui Ol’ga Popova stava facendo una lezione sull’arte bizantina. Socchiusi la porta che immetteva in una grande aula buia – e rimasi senza fiato. Sullo schermo luminoso mi guardava un volto meraviglioso, l’angelo Dynamis, nella chiesa della Dormizione a Nicea. Gli stessi occhi, immensi e trasparenti, li aveva la donna in cattedra. Sono passati tanti anni, ma per me lo spirito dell’autentica, vecchia, grande università di Mosca sarà sempre la sua voce nel silenzio raccolto dell’immensa aula, e l’Angelo che dall’oscurità si libra incontro agli ascoltatori sbalorditi».

Ol’ga Popova

Seminario sull’arte bizantina e antico-russa, 1998.

Docente all’Università Statale di Mosca, dal 1968 praticamente fino alla morte (fino allo scorso anno accademico ha continuato a svolgere un seminario settimanale presso la cattedra di arte bizantina, occupata oggi da una sua allieva, Anna Zacharova), Ol’ga Popova è autrice di una serie di monografie e saggi sulle miniature bizantine e russe, su icone e affreschi (in italiano è uscito il volume Ascesi e trasfigurazione, Milano 1996); la sua ultima fatica è un’opera monumentale uscita nel 2017 e scritta a quattro mani con un altro grande studioso scomparso, Vladimir Sarab’janov, dedicata alla chiesa di Santa Sofia di Kiev.

Nell’enorme mole di materiale esaminato nei suoi scritti, al centro dell’interesse della studiosa è sempre la figura, il volto umano, il tradursi dell’interiorità nei gesti e nei sembianti, insomma la santità – nel suo declinarsi in rigore ascetico, in fiamma interiore che arde e consuma ogni vanità umana, oppure percepibile nello splendore della trasfigurazione, in un’armonia che lascia intravvedere le luci del paradiso.

Ol’ga Popova

Con il professor V. Pace e G. Parravicini, in occasione del suo 80° compleanno.

Lo stesso rigore morale e dolcezza luminosa caratterizzavano la sua persona, segnata anche nel fisico dalle prove della vita (in primo luogo la tragica perdita del figlio ventenne), ma felice, paga del bene ricevuto, dell’amore del marito e di tanti amici, come ha detto in occasione dei festeggiamenti del suo ottantesimo compleanno, che hanno visto stringersi intorno a lei amici arrivati da ogni parte del mondo per salutarla e ringraziarla.

Le sue esequie, simbolicamente, nella chiesa di Santa Sofia, sul lungofiume di Santa Sofia, a Mosca: il saluto commosso di una folla riconoscente, di fronte al volto luminoso del Salvatore, colui che è la «Sofia Sapienza Divina», l’immagine che più di ogni altra Ol’ga Popova amava e aveva lungamente scrutato ed esaminato in vita, e ora contempla faccia a faccia.

In questo video racconta gli inizi della sua vita travagliata (era nata nel 1938, in carcere):

Giovanna Parravicini

 

I commenti sono chiusi