Creatività e tradizione • I mosaici di Aleksandr Kornouchov / 1

La chiesa dei Tre vescovi (i Padri della Chiesa Gregorio di Nazianzo, Basilio di Cesarea e Giovanni Crisostomo) ad Archangel’skoe, presso Mosca, è il primo edificio sacro costruito da zero in cui il noto mosaicista Kornouchov si sia cimentato, dopo aver decorato numerose chiese storiche, tra cui la chiesa della Trasfigurazione a Tušino, per cui ha ricevuto il Premio di Stato della Federazione Russa, la chiesa della Madre di Dio del Segno a Krasnogorsk, la cappella Redemptoris Mater in Vaticano, la chiesa della Resurrezione a Zurigo e altre ancora.

La chiesa dei Tre vescovi ad Archangel’skoe (foto Patriarcato di Mosca).

Tradizione e innovazione

«Il compito più immediato è quello di comprendere il senso del canone dall’interno, penetrarlo, quasi fosse il concentrato della ragione dell’umanità».
Pavel Florenskij

Questo compito, di cui Florenskij parlava in Iconostasi nel 1922, si è ora riproposto all’arte sacra dopo la dolorosa interruzione sovietica. L’adesione dell’artista alla tradizione scongiura l’individualismo, ma può condurre a una stilizzazione, appesantire per timore di violare il canone (in tal caso ci si limita a realizzare delle copie). Ma può anche condurre a una nuova creatività, ispirata ai volumi e alle figurazioni del ricchissimo patrimonio in nostro possesso. Fra le due strade la differenza non è molta, esattamente come fra un’obbedienza servile e il servizio liberamente offerto da un figlio, di cui parla il Vangelo. Kornouchov ha saputo, in un cammino di sperimentazioni non scevro talvolta da errori, trovare un equilibrio che lo mette al riparo da una tediosa ripetizione come da un arbitrario individualismo. I mosaici della chiesa dei Tre vescovi appartengono a due tradizioni intimamente legate, quella bizantina e quella russa antica, e nel contempo le proseguono, nei più diversi aspetti – dal contenuto spirituale delle figure ai procedimenti tecnici.

Qui la novità non è concepita come abbandono dell’antico, ma come una creatività vissuta secondo il paradigma della tradizione.

L’ideazione del programma dei mosaici, all’interno di una chiesa con cupola impostata su crociera (il modello è la chiesa della Trasfigurazione, del XII secolo, a Pereslavl’-Zalesskij), segue la tipologia simbolica tradizionale: nella cupola c’è Cristo Pantocratore, nel tamburo i profeti, nelle vele gli evangelisti, sulle volte e alle pareti le feste, nella conca absidale la Madre di Dio Orante, nel registro inferiore delle pareti i padri della Chiesa, gli asceti, gli stiliti. Tuttavia, l’impressione è diversa rispetto a Santa Sofia di Kiev e alle chiese monastiche greche dell’XI secolo, scelte a modello, perché qui – a differenza di esse – l’intera decorazione è realizzata a mosaico. D’altro canto, l’impressione è diversa anche dalle chiese siciliane, interamente rivestite di mosaici a fondo oro, che ricordano preziosi scrigni di gioielli, perché le pareti nord e sud della chiesa dei Tre vescovi, alte 12 metri, sono occupate da grande composizioni composte da frammenti di mosaico su uno sfondo di pietra bianca. In esse, la frammentarietà delle raffigurazioni secondarie offre la possibilità di completare le scene nella contemplazione e nella preghiera, più di quanto non facciano cicli narrativi densi di particolari; le grandi raffigurazioni del Natale e del Battesimo, realizzate in questa tecnica originale, producono un effetto di leggerezza e ariosità.

I mosaici di Aleksandr Kornouchov

La dignità della materia

«Il culto eleva la materia fino al livello della sua autentica dignità e finalità, e consente di capire che si tratta di una sostanza non autonoma, bensì soggetta allo spirito e che funge da veicolo dello spirituale».
Pavel Evdokimov

Kornouchov si è sempre opposto alla concezione del mosaico come panneau incollato alla parete, ha cercato di reintegrarlo nella sua funzione di prosecuzione naturale, plastica, della parete, motivando questa sua idea dal punto di vista liturgico. «Il compito di queste pietre e raffigurazioni è quello di ricordare la sacra dignità delle pareti all’epoca delle catacombe, quando vi erano murate le spoglie dei santi. In tal modo i defunti assistevano insieme ai vivi alla liturgia» – dice l’artista. Ricordiamo che anticamente nell’anafora i vivi e i morti non erano separati, «poiché Dio non è il Dio dei morti, ma dei viventi» (Mt 22,32).
Nelle grandi composizioni parietali della chiesa, costruita in mattoni e cemento armato, il mosaico recupera la memoria della muratura in pietra. Un altro interessante procedimento è il rivestimento in mattoni di ardesia grigia con profili di quarzite delle nervature degli pilastri e degli archi, a sottolineare la struttura ritmica e i nodi compositivi dell’edificio. Le loro linee sono riecheggiate dalle ampie fasce ornamentali che congiungono architettura e figurazione, creando un effetto decorativo.

I mosaici di Aleksandr Kornouchov

A. Kornouchov (1947).

Se il materiale impiegato per i mosaici parietali è la pietra naturale su un fondo di oikos, per i mosaici delle volte sono state usate tessere di pasta di vetro. Sulle pareti il nuovo materiale a imitazione della pietra vuol essere un rimando alla pietra stessa, mentre pietre di diverse dimensioni, fatture, consistenze, colori creano le figure, con un uso molto parco di tessere di pasta di vetro, impiegate per sottolineare i contrasti e creare disegni luminosi sopra la raffigurazione. L’artista spiega la sua predilezione per la pietra naturale con il peso posseduto da questo materiale nei testi biblici: dalla pietra su cui posò il capo il patriarca Giacobbe (Gen 28,11), al divieto di costruire altari con pietre tagliate (Es 20,25), al paragone tra Gesù e la pietra angolare (Lc 20,17).
Nello stesso contesto biblico vanno esaminate le tematiche dei mosaici delle volte: nell’Apocalisse si dice che la Gerusalemme Celeste «la città è di oro puro, simile a terso cristallo. I basamenti delle mura della città sono adorni di ogni specie di pietre preziose» (Ap 21,18-19). Queste immagini si rispecchiano nello scintillio delle tessere di pasta vetrosa.

Nella cultura bizantina i materiali preziosi simboleggiavano la materia animata e trasfigurata, dissolta in pura luce: anche ora, rivestendo le figure dei santi di luce, i mosaici di Kornouchov vogliono ritrarre la nuova creatura, ormai sottratta alla corruzione, la figura del corpo risorto.

Da notare inoltre che l’artista, impiegando procedimenti degli antichi maestri, ad esempio, stendendo in maniera irregolare l’intonaco, ottiene effetti coloristici caratteristici della pittura moderna: lavora con le tessere di mosaico come con i colori della tavolozza, usando ad esempio l’oro colorato nella resa pittorica della Trasfigurazione, oppure verdi, grigi-azzurri, turchesi, blu violacei, marroni caldi e freddi anziché i tradizionali blu per la tunica della Madre di Dio Orante.

I mosaici di Aleksandr Kornouchov

La simbologia dello spazio

«La santa chiesa di Dio è simile a un uomo, avendo nel santuario l’anima, nella prothesis la mente, e nel restante spazio il corpo; la liturgia è a immagine e somiglianza dell’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio».
Massimo il Confessore

Nel tempio cristiano, dove l’antico cosmo è trasfigurato dalla Croce, l’architettura rispecchia chiaramente il concetto della gerarchia esistente fra cielo e terra, il senso dell’agire divino nella storia e oltre la storia. Così come i quattro Vangeli offrono ciascuno una propria visione della venuta di Cristo nel mondo, della sua predicazione, morte e resurrezione, ciascuno dei bracci della croce sottesa alla cupola ci permette di vedere in maniera diversa gli avvenimenti centrali: nessuno di essi, proprio come i Vangeli, ci offre una visione esauriente dello spazio interno, ma sono uniti dal nostro spostarci fisicamente, dalla nostra memoria, tensione spirituale, che ci fanno vivere lo spazio come privo di confini, e il tempo come un eterno presente. La chiesa è figura del movimento, le sue dominanti sono profondità e altezza, i vettori conducono in avanti e in alto, con un profondo significato simbolico.

Creatività e tradizione

Il patriarca Kirill durante la consacrazione della chiesa, 3 settembre 2017 (foto Patriarcato di Mosca).

Nella chiesa dei Tre vescovi la tradizionale simbologia teologica dell’architettura trova un’espressione propria: sostegno del Cristo Pantocratore nel suo discendere verso gli uomini sono re e profeti dell’Antico Testamento, che introducono il tema della continuità tra le due Alleanze nello spazio simbolico del tempio. Le otto figure di profeti, che torreggiano negli spazi tra le finestre del tamburo ostendendo i rotoli dei loro testi, si alternano alla luce che fluisce dalle finestre, e il Verbo divino, guidato dallo Spirito Santo, scende sulla terra in un torrente di luce.

L’annuncio della venuta di Cristo nel mondo, della sua vittoria sulla morte, viene diffusa dai discepoli in tutta l’ecumene. Il cielo si avvicina alla terra, e pur senza perdere la sua ontologica alterità rispetto ad essa, entra nel fitto della vita dei più diversi popoli, radunandoli nell’unico popolo di Dio.

Nell’architettura della chiesa questo avvenimento si esprime nel passaggio dalla verticale del tamburo all’orizzontale del rimanente spazio: il carico passa alle volte, quindi ai pilastri che sorreggono gli archi, e si scarica finalmente a terra. Proprio nel punto di congiunzione fra cielo e terra, di passaggio dal cerchio – simbolo del cosmo, al quadrato – simbolo della terra, e di incrocio tra la verticale e l’orizzontale della croce, cioè nelle vele, sono raffigurati i quattro evangelisti. Il loro numero allude alle quattro estremità della terra, ai confini dell’ecumene, raggiunti dalla Buona Novella. Nella chiesa dei Tre vescovi gli apostoli raffigurati nelle composizioni delle volte diventano testimoni terreni delle epifanie celesti: la Trasfigurazione, l’Ascensione, la Discesa dello Spirito Santo, la Dormizione della Madre di Dio.
(1 → continua)

Natalija Lichtendel’f, almanacco «Dary», Mosca, 2019.

 

 

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