Street art religiosa a Mosca

graffiti religiosi

L’arte deve vivere, svilupparsi. Nelle chiese vediamo solo stilizzazioni del passato. Nascono gli iconografi graffitari che invocano il diritto di fare arte sacra con le bombolette spray. Contro l’irrilevanza culturale del cristianesimo.

Un ponte di periferia, i muri di una stazione ferroviaria, la parete di una centrale elettrica o un edificio semidiroccato sono «degni» di ospitare immagini sacre dipinte con le bombolette spray? È vandalismo o arte sacra?
Arte, secondo Aleksandr Cypkov e gli artisti del progetto Post-icona. Iconografo ortodosso, 28 anni, Cypkov ha completato gli studi all’Istituto Surikov di Mosca, una delle più prestigiose accademie d’arte russe.
Tutto è iniziato quando facevano il tirocinio nella regione di Jaroslavl’, dove avevano il compito di copiare degli affreschi – ha raccontato Cypkov in un’intervista al portale moslenta.ru. «Ci siamo detti: facciamo qualcosa di nostro, non continuiamo solo a copiare.

Siamo andati tra le rovine delle chiese semidistrutte, dove ci siamo messi a dipingere sulle pareti. È vandalismo questo? Sì, in un certo senso!

(…) Per Cypkov non è possibile tornare realmente alle fonti «perché non siamo né meglio né peggio di quei maestri, semplicemente siamo diversi, percepiamo il mondo in un modo diverso da come veniva percepito cento o trecento anni fa. Perciò dipingere le icone come facevano un tempo è la stessa cosa che volersi mettere oggi a costruire le piramidi d’Egitto. Sì, erano geniali, ma la ripetizione sconsiderata del lontano passato è solo una perdita di tempo e di forze, e alla fine ti resta in mano ben poco».
(…)
Il metropolita Ilarion Alfeev ha affermato che «in sé le raffigurazioni che ho visto non contengono nulla che sia in contrasto con l’insegnamento della Chiesa. Si tratta in generale di stilizzazioni iconografiche che restano pur sempre immagini ortodosse, e non c’è nulla di male nell’essere realizzate in uno spazio pubblico (…). Un artista laico ha il diritto di affrontare la tematica religiosa, se lo fa con rispetto verso la tradizione e non per contrapporvisi».
(…)
Sulla stessa lunghezza d’onda una voce occidentale, la professoressa Elena Tagliabue della Scuola iconografica di Seriate: «Mi sono immaginata l’impressione che si può ricevere quando, mentre si cammina frettolosamente per la strada, ad un certo punto ecco sfolgorare un enorme volto di Cristo. È un momento di stupore: qualcuno mi restituisce il Suo volto lì, in quella strada, su quella spiaggia, su quel tetto… Sicuramente è anche un bisogno dell’artista che esprime una domanda, e resto sorpresa dal suo bisogno e dalla sua proposta».
(…)

Leggi tutto l’articolo e sfoglia la gallery sul portale La Nuova Europa

 

I commenti sono chiusi