Una nuova mostra di icone contemporanee a Mosca

Il 16 dicembre a Mosca si è inaugurata l’esposizione della collezione di icone contemporanee appartenente al monastero di Valaam, nel Nord della Russia. Insieme alle opere portate dal superiore del monastero, vescovo Pankratij, sono visibili al pubblico anche icone e oggetti di arte sacra applicata appartenenti alla «Gilda dei mestieri per l’arte sacra» (fondata nel 2014), nei cui locali si svolge l’iniziativa.
Inaugurando la mostra, monsignor Pankratij ha parlato del progetto di esposizione a Valaam, ideato nel 2015, e che si realizzerà nel maggio 2020, non appena ultimati i lavori di ristrutturazione della foresteria del monastero stesso. Fino a maggio, quindi, vi sarà la possibilità di ammirare queste opere a Mosca, quindi esse entreranno a far parte dell’offerta culturale e spirituale di questo splendido monastero, avamposto settentrionale del cristianesimo russo.

In primo piano, tra le opere esposte, il Salvatore dell’archimandrita Zinon.

Sono esposte icone dell’archimandrita Zinon (Teodor), di Aleksandr Sokolov, Irina Zaron, Andrej Davydov, Maksim Šešukov, Ol’ga Šalamova, Georgij Gašev, Ivan Kusov, Ljudmila Ždanova e altri ancora. Come ha detto la storia d’arte Irina Jazykova, curatrice del progetto espositivo,

questi iconografi «sono il volto dell’iconografia russa contemporanea. Sono autentici artisti, maestri di alto livello, che uniscono spiritualità e professionalismo. Icone e affreschi da loro realizzati sono visibili nelle chiese di tutto il paese e all’estero. Ognuno di essi ha una propria irripetibile maniera artistica, ma al tempo stesso ci troviamo di fronte a iconografi saldamente radicati nella tradizione, che la comprendono profondamente e la sviluppano in modo creativo».

Il vescovo Pankratij insieme ad Andrej Anisimov, presidente della Gilda.

Monsignor Pankratij ha osservato:

«Certo, non sono antiche icone davanti a cui generazioni hanno pregato (al monastero collezioniamo anche quelle). Ma si tratta della possibilità unica di vedere insieme opere di maestri di iconografia contemporanea, generalmente disperse in chiese e collezioni private russe e all’estero. Inoltre, la pittura di icone funge in qualche modo da apripista per tutta l’arte liturgica, detta dei canoni preziosi per chi opera in tutti i generi legati all’arte sacra».

Icone di padre Andrej Davydov.

Proseguendo nel suo discorso, Pankratij ha sottolineato che nelle sue migliori espressioni la pittura di icone contemporanea mostra in maniera eloquente «come possano stare insieme canone e creatività». Questo è particolarmente importante, tenendo presente gli estremi in cui oggi si incorre sovente – ad esempio il progetto, citato dal vescovo, Icona dopo l’icona (una mostra «futuristica» di icone recentemente svoltasi a Mosca nella chiesa di Cristo Salvatore), oppure la pedissequa ricopiatura delle opere del passato, che Pankratij ha definito un «lavoro in serie, maledizione della nostra epoca». La nuova collezione che sta per aprire i battenti al monastero di Valaam permetterà a quanti studiano la pittura di icone di capire com’è possibile conciliare i canoni, le ricerche artistiche e il contenuto spirituale senza il quale l’icona non può essere se stessa – ha concluso il vescovo.

Opere di Irina Zaron.

L’architetto Andrej Anisimov, presidente della «Gilda dei mestieri per l’arte sacra», ha accolto i presenti congratulandosi per l’iniziativa e ha presentato a sua volta la collezione della Gilda, dove oltre alle icone compaiono opere di architetti, scultori, mosaicisti, intagliatori, manufatti di arte applicata. Anisimov ha insistito sulla necessità di acquisire una professionalità nel proprio mestiere, ricordando la responsabilità che hanno gli artisti contemporanei anche di fronte alle generazioni future.

Padre Andrej Jurevič, direttore dei progetti architettonici del patriarcato di Mosca, ha sottolineato a sua volta la priorità dell’architettura rispetto all’icona nell’evoluzione dell’arte sacra di oggi, lamentando nel contempo che troppo spesso nell’arte sacra ortodossa si assista a una «posizione conservatrice priva di prospettive». In realtà – ha osservato, non ci si può limitare a «conservare» la fede ortodossa:

«Si possono conservare i soldi in banca o la pelliccia in naftalina, mentre il Signore non ci esorta a seppellire il nostro talento sottoterra, ma a farlo fruttificare. Bisogna evolversi, camminare. Dalla perestrojka sono ormai trascorsi 30 anni, e grazie a Dio un’evoluzione esiste»,

ha detto il sacerdote-architetto, portando come esempio una serie di opere realizzate dalla Gilda.

Icona della Madre di Dio di Konevo (senza firma); «Annunciazion», di O. Šalamova.

La mostra, che sarà aperta fino al maggio 2020, comprende complessivamente oltre 100 opere. Oltre alle icone degli artisti già citati, vi sono opere di Andrej Anisimov, degli orefici Jurij Fedorov e Matvej Grebennikov, degli scultori Sergej Antonov e Anatolij Kamelin.

Julija Zajceva (blagovest-info.ru)

 

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