Pisa, l’età aurea e gli archetipi

A cura dell’Associazione culturale L’Umana Avventura e della Scuola Iconografica di Seriate, nei giorni 24-25 febbraio si è svolta una visita culturale a Pisa sulla scorta delle suggestioni offerte dal saggio del professor Michele Bacci (autore del libro-calendario 2018 di Russia Cristiana). Oltre al Museo di San Matteo, che vanta una straordinaria raccolta di croci e tavole dipinte (alla cui scoperta siamo stati accompagnati dalla conservatrice, Dott. Caterina Bay), il gruppo – di cento persone – ha visitato le chiese di San Frediano, di San Sepolcro (la «Gerusalemme» di Pisa), di San Martino (dov’è sepolta la mistica Bona).
Oggetto di particolare interesse, il Campo dei Miracoli (il complesso del Duomo, con la torre campanaria, il battistero e il campo santo). Quindi, la chiesa di San Pietro a Grado: qui ci ha guidato un docente universitario di Pisa, prof. Marco Collareta, che ha sottolineato in particolare i legami di Pisa con Roma, per la tradizione di una presenza dello stesso san Pietro apostolo, espressa tra l’altro nel ciclo di affreschi dedicato alle Storie di San Pietro, strettamente legati a quelli dell’antica basilica di San Pietro e della chiesa dei Santi Quattro Coronati di Roma.
Da ultimo, un «pellegrinaggio» alla chiesetta di San Sisto, poco fuori Pisa, dov’era temporaneamente esposta alla venerazione dei fedeli l’antica icona mariana patrona di Pisa, la «Madre di Dio di sotto gli organi» (dal luogo della sua abituale collocazione nel duomo).

Alcune considerazioni guida di questa visita
Innanzitutto, la dimensione dell’avvenimento cristiano presente qui per me oggi: per l’uomo medioevale il luogo in cui abitava partecipava della storia della salvezza, riattualizzava i momenti salienti della vita del Signore e dei santi sulla terra. Ad esempio, per Pisa la conversione alla fede era testimoniata dalla basilica di San Pietro a Grado, alla foce dell’Arno, dove secondo la tradizione il cristianesimo fu annunciato dallo stesso san Pietro. Esiste ancora il luogo dove l’apostolo si fermò. Inoltre, gli affreschi della basilica sono la ripresa di cicli pittorici romani e rimandano ad antichissime tavolette raffiguranti Pietro e Paolo, custodite nei Musei Vaticani e datate al VI secolo. I pisani respiravano così la vita della Chiesa apostolica!

Un altro aspetto significativo è la devozione alla croce e la contemplazione in essa del mistero del Dio incarnato, morto e risorto: i grandi crocifissi visibili nel museo e nelle chiese sono una sorta di «icone», che oltre a mostrarci la passione del Signore, nelle scene della Resurrezione, dell’Ascensione e della Pentecoste indicano anche il destino di salvezza che ci attende, e uniscono ai personaggi della storia sacra anche santi locali: così avviene per la mistica Bona, una laica vissuta a Pisa tra il 1155 circa e il 1207. Come riferisce la sua Vita, mentre la santa stava pregando davanti a una grande croce dipinta (la «croce di San Sepolcro»), le apparve Cristo, accompagnato dalla Vergine, da altre due Marie e da san Giacomo maggiore, ordinandole di aprire la bocca affinché, per tre volte, potesse esser riempita dello Spirito Santo. Bona visitò più volte virtualmente, in una sorta di trance, Santiago di Compostella e il Golgota di Gerusalemme, sentendosi contemporanea e partecipe della vita del Signore e dei suoi amici. La sua festa si celebra a Pisa il 29 maggio, e le sue spoglie sono esposte nella chiesa di San Martino.

Un terzo elemento è la passione ecumenica che vide Pisa in stretti rapporti con Costantinopoli, e di cui si trovano innumerevoli testimonianze nei dipinti e nelle architetture. Molto significativo è, infine, il dialogo con «il diverso» che Pisa ci insegna, l’apertura all’altro che si denota nel rapporto con il mondo islamico. Pisa fu molto attiva nelle lotta contro i pirati saraceni e nella lotta per liberare il Santo Sepolcro. La chiesa del Santo Sepolcro nella sua forma ottagonale e nella sua dedicazione intendeva riprodurre idealmente la Rotonda dell’Anastasis, l’edificio che, a Gerusalemme, si ergeva sopra la tomba di Cristo. Questa chiesa fu edificata al ritorno dalla quarta crociata, a cui i pisani avevano partecipato con un’ampia rappresentanza. Nel contempo, l’atteggiamento della città verso la cultura araba è di grande apertura. Ad esempio, la «Madonna dell’umiltà» di Gentile da Fabriano, esposta nel museo, porta scritte cufiche nel nimbo della Vergine e intorno al drappo su cui è adagiato il Bambino. Il nome di Dio è sacro in tutte le lingue, e questo consente un dialogo fraterno anche con i musulmani di fede sincera.
È possibile acquistare il libro calendario 2018, L’età aurea di Pisa, Tavole del XII-XIII secolo, a cura di M. Bacci (pp. 50, 25 tavole a colori).

Giovanna Parravicini

La gallery (© foto Giorgio Panzeri)

 

 

 

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