L’iconografia della Santa Famiglia: il lavoro prosegue

A conclusione del seminario svoltosi il 5 ottobre, pubblichiamo i video delle due relazioni:

Francesco Braschi, La presenza e il volto della Sacra Famiglia nelle liturgie occidentali:

Paolo Polesana, La famiglia di Gesù nell’innografia bizantina:

Nel pomeriggio, oltre a una breve relazione di Carlo Meregalli sulla rappresentazione della Santa Famiglia nella devozione popolare latina, numerosi iconografi hanno presentato alla discussione studi e bozzetti preliminari di iconografie dedicate a questo tema. È ancora presto per parlare di risultati, anche se si ipotizza una mostra per l’ottobre 2020; certamente, per il momento l’essenziale è condividere una ricerca comune.
Molto utili alcune osservazioni giunteci per lettera da suor Nadiamaria, ne pubblichiamo alcuni stralci:

«Le relazioni di mons. Francesco Braschi e di don Paolo Polesana sono state molto interessanti e offrono le fonti teologiche e liturgiche per realizzare l’icona della Santa Famiglia. Ho seguito con interesse la presentazione di Carlo Meregalli e, soprattutto, quanto gli iconografi hanno detto sui bozzetti che hanno realizzato.
Anch’io ho pensato ad un possibile canone per l’icona della Santa Famiglia e mi sembra chiaro che debba essere essenziale, senza bisogno di (troppe) spiegazioni: chi vede l’icona deve capire subito chi vi è rappresentato e il messaggio che vuole comunicare.
Tutti i bozzetti sono interessanti: personalmente, ho apprezzati quelli in cui la Madre di Dio è raffigurata come Odighitria e Giuseppe indica ugualmente Gesù, oppure stende la mano in segno di custodia. Non sento il bisogno di particolari gesti di tenerezza e di affetto tra i tre: ben sappiamo che si tratta di una famiglia unica, in cui non sono mancati baci e carezze, ma ciò che dicono a noi è ben oltre. Se il Vangelo non si sofferma sui sentimenti di Gesù, Maria e Giuseppe, significa che non sono necessari alla fede. Anche questo fa parte del silenzio e del nascondimento della casa di Nazaret.

Per queste ragioni, percepisco la bontà di raffigurare Gesù, Maria e Giuseppe con gli sguardi rivolti all’orante: l’incontro con loro parlerà al cuore di ciascuno.
Il mistero che abita questa comunione d’amore è ben rappresentato dalla dextera Dei che benedice dai cieli. Ugualmente bello è significativo è rappresentare in questa parte dell’icona l’etimasia che esprime l’orizzonte in cui si colloca il cammino di ogni famiglia sulla terra. Questi dettagli non trascurabili vanno decisi pensando ai destinatari dell’icona. Sono piuttosto perplessa sul tallid presente in un bozzetto: mi risulta fuori luogo. Uno scialle di preghiera è fatto per essere indossato, non per essere disteso sopra Gesù, Maria e Giuseppe, ma parlo da profana.

Chiedo scusa per aver abusato della pazienza di chi ha letto e ringrazio per questa opportunità. Mi piace sognare la diffusione dell’icona della Santa Famiglia: potrebbe diventare il “quadro degli sposi” di cui Carlo ci ha mostrato l’importanza nella nostra tradizione».

Non riteniamo invece di pubblicare per ora i bozzetti presentati e discussi, in quanto provvisori, ma sono a disposizione di chi volesse inserirsi nel lavoro e parteciparvi. A tale scopo è possibile contattarci attraverso il sito.

Il lavoro continua, il prossimo appuntamento è per i primi mesi del 2020, con un programma che verrà definito a breve.

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