I mosaici di Aleksandr Kornouchov / 2

La chiesa dei Tre vescovi (i Padri della Chiesa Gregorio di Nazianzo, Basilio di Cesarea e Giovanni Crisostomo) ad Archangel’skoe, presso Mosca, è il primo edificio sacro costruito da zero in cui il noto mosaicista Kornouchov si sia cimentato, dopo aver decorato numerose chiese storiche, tra cui la chiesa della Trasfigurazione a Tušino, per cui ha ricevuto il Premio di Stato della Federazione Russa, la chiesa della Madre di Dio del Segno a Krasnogorsk, la cappella Redemptoris Mater in Vaticano, la chiesa della Resurrezione a Zurigo e altre ancora.
– Seconda parte. Link prima parte: qui.

I mosaici di Aleksandr Kornouchov

L’effigie di Cristo Pantocratore

«Io sono l’Alfa e l’Omega, Colui che era, che è e che viene, l’Onnipotente».
(Ap 1,8)

Per dimensioni e dignità artistica, l’effigie di Cristo nella cupola della chiesa dei Tre vescovi è paragonabile ai più significativi esempi dell’arte bizantina, caratterizzati da potenza spirituale, forza e grandiosità, pur nelle loro differenze. Kornouchov si rifà per essa soprattutto a due ben note opere dell’XI secolo, i mosaici della cupola di Santa Sofia di Kiev e del catholikos di Dafni, ricalcando in particolare le orme del secondo e sottolineando l’«autorità» del Giudice, in cui la tremenda giustizia si unisce tuttavia alla misericordia. Il volto del Pantocratore è modellato a rilievo, in modo tale che dalla terra, da cui noi volgiamo lo sguardo alla cupola, possa essere recepito il dinamismo interiore e la plurisemanticità dei suoi sembianti.

Kornouchov non si limita a tornare alla cultura plastica della tradizione classica e bizantina, dimenticata nel corso di molti secoli, ma la arricchisce con le scoperte fatte nel campo della forma dall’arte laica del XX secolo, che ha mostrato, in particolare, come i volumi possano essere modellati dal colore, e lo sfondo possa essere altrettanto espressivo della figura.

I mosaici di Aleksandr Kornouchov

L’oro del fondo è realizzato con tessere di pasta di vetro di varie sfumature e posate con diverse inclinazioni, come facevano gli autori dei migliori mosaici bizantini, per rendere il palpito e il brillio dei cieli. Ma i colori usati, che sono quelli tradizionali nell’iconografia del Salvatore, qui non hanno tanto la funzione di colorare la tunica, il mantello, il libro, quanto piuttosto di attestare con la propria ricchezza cromatica la bellezza dell’effigie di Cristo. Il rosso intenso, colore del regno, dell’amore sacrificale e della sofferenza, intreccia un complesso rapporto con il blu dei cieli; i colori sono arricchiti dal disegno del panneggio realizzato in oro e argento, che ha la stessa funzione dell’assist, di esprimere cioè il fulgore della gloria. Il dinamismo delle forme conferisce ai lineamenti del Pantocratore un moto di vita, un mobile equilibrio di incrollabilità e attività, di ieraticità e partecipazione. Dall’alto ci guarda il volto suadente di Colui che è venuto perché «avessimo la vita, e l’avessimo in abbondanza» (Gv 10,10). Lo sguardo dei suoi occhi vivi, spalancati, fissa la terra con un accento di attenzione ed esigente fede nell’uomo. È uno sguardo che ci invita a collaborare, e questo pensiero conferisce autentico valore e significato all’umana esistenza.

I volti dei discepoli

«Il cristianesimo è la religione dei volti. Solo il volto di Dio nell’uomo ci aiuta a scoprire il volto dell’uomo in Dio, a scoprire, nella comunione dei santi, l’enigma dei volti che circondano l’uomo contemporaneo».
Olivier Clément

L’attenzione al volto umano, il riconoscimento della sua santità, dell’immagine di Dio che vi è impressa e, d’altro canto, la capacità di rendere nel volto dei santi l’espressione della loro individualità, è uno dei punti di forza dei mosaici di Kornouchov. Questo elemento rende immediatamente riconoscibili le sue opere, perché

si incontra raramente nell’arte sacra contemporanea, che spesso raffigura volti estraniati a causa di un ascetismo falsamente inteso oppure dell’incapacità di attualizzare gli antichi volti presi a modello.

Ed è una caratteristica ancor più rara nell’arte laica odierna, che salvo poche eccezioni testimonia la deformazione, la cancellazione del volto umano – vale a dire, cristianamente – la perdita dell’immagine di Dio. Il metropolita Antonij di Surož paragona il volto dell’uomo a un’icona imbrattata, consunta, ma che conserva nel profondo la propria immagine originaria.

Creatività e tradizione
L’arte liturgica, che possiede una ricchissima esperienza di ricreazione della bellezza umana nell’eternità, esprime la propria «certezza nelle cose che non si vedono» (Eb 11,1). È quanto osserviamo nei volti degli apostoli, nei mosaici della chiesa dei Tre vescovi. Gli apostoli vengono raffigurati ripetutamente: nell’Eucarestia nel santuario, nel naos nelle scene della Trasfigurazione, della Pentecoste e della Dormizione, nell’arco sopra l’abside nella scena dell’Ascensione. Negli ultimi tre mosaici gli apostoli sono rivestiti delle vesti bianche dei giusti, disegnate – come riflessi della luce taborica – con trattini e linee di tessere d’argento. Il bianco e argento su fondo oro accomunano coloristicamente le figure degli apostoli, sottolineandone l’unità: «Erano unanimi», leggiamo negli Atti degli apostoli (2,1 passim). Questa unanimità nella comunione e nella preghiera, che segnò l’inizio della comunità cristiana, viene sottolineata dai mosaici.
Sui volti degli apostoli scorgiamo la vivezza del pensiero, il moto dei sentimenti, dignità e nobiltà d’animo: sono «fratelli», come li chiama Pietro (At 1,16), gente che dubitava, aveva paura, poteva tradire, ma amava e non cessò mai, nella vita e nella morte, di seguire la propria vocazione. Per Kornouchov è importante anche la diversità dei loro sembianti, per poter mostrare all’interno dell’unità l’irripetibilità di ciascuna persona.
In definitiva, il consorzio dei credenti raffigurati sulle volte nello spazio della chiesa rappresenta l’immagine escatologica della Chiesa con a capo Cristo. E nel contempo sottolinea con chiarezza che la Chiesa è presente nell’assemblea liturgica che si raduna qui e ora.

Le feste, sulle pareti e sulle volte

«Il paradosso è che Dio non possiamo immaginarcelo, afferrarlo con la mente, comprenderlo: possiamo solo vederlo».
Padre Georgij Čistjakov

I mosaici a fondo oro sulle volte si collegano ai mosaici a fondo bianco delle pareti nord e sud sia compositivamente che teologicamente. Come la volta dell’arco poggia sulla parete, così la Trasfigurazione trova sostegno nel Natale, e la Discesa dello Spirito Santo nel Battesimo. Il Natale trova la sua pienezza nella Trasfigurazione, e il Battesimo nella Discesa dello Spirito Santo sugli apostoli.
I soggetti della chiesa non hanno un carattere storico-narrativo bensì dogmatico ed epifanico. La nascita del Salvatore nella carne, il suo farsi uomo, rappresentato nella grande composizione parietale, si compie sulla volta nella Trasfigurazione, che vede il manifestarsi nell’uomo Gesù della sua natura divina. L’iconografia del Natale raduna l’universo intorno alla Madre di Dio e al Bambino. Kornouchov isola la grotta, mettendo in risalto lo spazio aperto su cui si affacciano più eventi indipendenti l’uno dall’altro, che tuttavia si richiamano e si uniscono attraverso un misterioso legame. La novità della soluzione compositiva rinnova la percezione della festa, spesso ridotta nella cultura di massa a una scenetta familiare presso il focolare domestico. Qui, invece, ogni frammento del soggetto accentua il proprio significato, grazie alle pause di separazione esistenti.

I mosaici di Aleksandr Kornouchov
La Trasfigurazione non è distinta compositivamente in due zone una sopra l’altra, come spesso avviene. Le figure di Gesù, Elia, Mosè, e dei tre discepoli riversi a terra, la cima del monte e le sue pendici sono disposte in uno spazio unico. L’apparire del Signore nella gloria ha un effetto sconvolgente sugli uomini e sulla natura e capovolge la consueta geometria dello spazio: a differenza dell’iconografia tradizionale, la montagna è rappresentata, secondo l’espressione dell’artista stesso, «non come un’altura, ma come una cavità». In questo mosaico tripudiante di luce, non solo Gesù, ma tutto il creato vive un’esperienza di trasfigurazione.

Battesimo
La simmetrica disposizione, sulla parete nord, del Battesimo e sopra, sulla volta, della Discesa dello Spirito Santo, ha una valenza ecclesiologica e simbolica: le due composizioni corrispondono ai due sacramenti del Battesimo e della Cresima. I mosaici sono accomunati dal tema della Teofania e dal mistico intervento dello Spirito Santo, nella scena del Battesimo in forma di colomba, nella Pentecoste sotto forma di lingue di fuoco. L’un avvenimento indica l’inizio del ministero pubblico di Gesù, della sua predicazione; l’altro, l’inizio del ministero pubblico dei discepoli, che ricevono forza e grazie per poter predicare, battezzare, fondare comunità cristiane.

Aleksandr Kornouchov non raffigura la nascita della Chiesa all’interno del cenacolo, com’è tradizione: gli apostoli sono seduti su una panca ad arco all’aperto, fra cespugli verdi. La natura e l’uomo sono immersi qui in una condizione paradisiaca, non offuscata dalla divisione e dal peccato.

Il lieve stormire delle fronde fa eco alla pensosità dei discepoli, gli arbusti fremono davanti ai raggi che scendono dal cielo.
Lo stretto legame tra mosaico e architettura si esprime qui nella partecipazione delle finestre ad arco – fonti di luce – alla soluzione compositiva dei diversi soggetti. Il raggio di luce proveniente dalla figura di Cristo nella Trasfigurazione trapassa nella stella del Natale, poi con movimento discendente si unisce alla luce della finestra e illumina il Bambino. Sul mosaico del Battesimo, il raggio che emana dalla semisfera della gloria divina passa attraverso la finestra e quindi cade su Gesù, immerso nelle acque del Giordano. Ma anche le acque sono rappresentate come una continuazione del torrente di luce: sia la luce che le acque fanno memoria del Creatore, e tutto è illuminato dallo Spirito Santo. La luce naturale resta se stessa e contemporaneamente si inserisce nella struttura simbolica dello spazio sacro, insieme alla rappresentazione della luce della gloria divina.

La luce nel santuario

«Gloria a Te, che ci hai mostrato la luce!».
Dalla liturgia del mattutino

Nonostante tutta la contemplatività dell’arte liturgica e la spiritualità del mondo che essa descrive, il sistema artistico del tempio cristiano è sorprendentemente concreto. Kornouchov ha introdotto la luce diurna come elemento integrante di cinque mosaici della chiesa dei Tre vescovi. La figura della Madre di Dio Orante occupa al suo interno lo stesso posto, riveste lo stesso significato del suo prototipo nella cattedrale di Santa Sofia a Kiev.

Creatività e tradizione
La Vergine, che impersona la Chiesa, si innalza al di sopra dell’altare, raffigurato nella composizione dell’Eucarestia, dove Cristo comunica gli apostoli sotto le due specie del pane e del vino. Nella Sofia kieviana, che ha un’abside più vasta, l’analoga composizione è collocata sopra le finestre. Kornouchov è stato costretto a disporre la sua negli intervalli fra le tre finestre dell’abside. Il centro della composizione è sopra la finestra ad arco, in modo tale che l’altare trabocca di luce. Come spesso accade, una condizione limitante ha contribuito in realtà a risolvere non semplicemente il problema plastico: attraverso gli apostoli la luce penetra all’interno della raffigurazione dell’Eucarestia, unendosi al fulgore dorato del mosaico e illuminando così il sacramento che si celebra sull’altare. Questa commistione di luce musiva e naturale prosegue anche lateralmente nel santuario. La luce diurna intensifica l’espressività delle figure di Giovanni Battista nella prothesis e dell’arcangelo Michele nel diakonnikon. L’iconografia di Giovanni Battista come Angelo del deserto risale alla profezia di Malachia e allude alla vita ascetica, paragonata a quella angelica. Nel catino absidale, su un fondo blu è raffigurata una penetrante immagine dell’ultimo profeta biblico; il rotolo che ha in mano, con l’appello alla penitenza, annuncia il sopraggiungere di un nuovo eone, il Regno dei cieli. L’artista ci offre la possibilità di vedere, quasi emergente dall’ombra del catino absidale come se fosse l’ombra della morte, il rifulgere della luce: prosecuzione della figura di Giovanni è la finestra, colma della luce diurna. In parallelo a Giovanni Battista, nel catino del diakonnikon appare la splendida figura dell’arcangelo Michele, che sembra avvolgere con le ali la finestra da cui irrompe la luce: il corpo stesso dell’arcangelo è per metà fatto di luce, allusione alla natura impalpabile delle schiere celesti.

Creatività e tradizione
Aleksandr Kornouchov ha studiato e assimilato così a fondo la tradizione bizantina da essere in grado di proseguirla liberamente, creativamente. Questo ha dato impulso a una riflessione teologica, a un rinnovarsi degli schemi compositivi, a un’improvvisazione nel materiale, nel colore e nel modellato, a un’interpretazione moderna delle figure canoniche.

L’arte liturgica ci invita a vivere nel tempo autentico, nell’«eterno presente», non «cerca il suo interesse», il suo è il compito di un intermediario che prepara l’anima all’incontro sacramentale. Tutto ciò che quest’arte ci ricorda, si compie nell’Eucarestia.

Avvenimenti e figure rappresentati alle pareti e sulle volte attestano che invisibilmente partecipano all’assemblea ecclesiale il Signore Gesù Cristo, la Madre di Dio, gli angeli e i santi. Alla loro presenza noi percepiamo tutta la nostra debolezza e fragilità, ma vediamo anche la misura a cui siamo chiamati a crescere, perché la bellezza che ci attornia ci innalza fino a Cristo e ci mostra visibilmente ciò che quotidianamente dimentichiamo o non riusciamo a credere, e cioè le porte spalancate del Regno dei cieli, che ci attende.

Natalija Lichtendel’f, almanacco «Dary», Mosca, 2019.

 

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